Ultima modifica: 16 Febbraio 2016

Recensione film Pride

Abbiamo visto, e volentieri, il film Pride sabato mattina durante la cogestione della nostra scuola e qualcuno di noi, che lo aveva già visto, ha avuto modo di verificare di persona che non è sempre meglio la prima. La seconda, in questo caso è stata molto più coinvolgente, appassionante e commovente della prima. Sarà proprio vero allora che quando ci mettiamo davanti ad un’opera o dovrei forse dire quando apriamo gli occhi conta molto, davvero molto lo stato d’animo con il quale lo facciamo e forse anche il luogo in cui ci troviamo.

Ma veniamo al film. Sicuramente coinvolgente. La storia, dopo un inizio, all’apparenza poco comprensibile, riesce a proporre una struttura narrativa coerente. Certo, nei primi cinque minuti non puoi non domandarti perché mai un gruppo di omosessuali, impegnati nella difesa dei loro diritti, cerchi dei minatori in lotta per i propri diritti, a cui offrire il proprio sostegno.

La risposta a questo interrogativo sta proprio la parola DIRITTI, a cui se ne potrebbero aggiungere altre due: DIFESA e LOTTA. Ma, nel corso del film, a queste tre parole se ne aggiunge silenziosamente ancora una quarta, quella che restituisce un senso compiuto al tutto. Questa parola è: INSIEME. Sì perché la LOTTA per la DIFESA dei DIRITTI si fa INSIEME.

Ecco questa frase, crediamo sintetizzi nel migliore dei modi il senso di questo film!

Ma, un film non è solo il suo senso, un film, come un buon romanzo, è racconto, trama successione di eventi, ed ecco che la struttura diventa appassionante, certo sostenuta da alcuni puntelli retorici, ma anche la retorica, se ben dosata, non guasta (in fin dei conti, è l’arte del raccontare). Il gioco degli equivoci e delle coincidenze lubrifrica il motore dell’azione, la rende scorrevole, e se poi la colonna sonora sostiene in modo coerente il ritmo, il gioco è fatto. L’interpretazione della canzone Bread and Roses* che, come ci ha fatto notare qualcuno un po’ più avanti con gli anni, non può non evocare il celebre film di Ken Loach (di cui questo sembra, per alcuni aspetti, essere il fratello più giovane e anche più simpatico), riesce a commuovere nella sua semplicità, almeno quanto le risate delle intraprendenti mogli dei minatori alle prese con utensìli non proprio da cucina.

Seppur in modo quasi documentaristico, nel film trova posto un accenno alla diffusione del virus dell’AIDS. E anche la modalità con cui il film affronta questo tema sottolinea la scelta dell’autore di rimanere fedele al vero storico. Infatti, in quegli anni dell’AIDS si sapeva ancora poco, quindi, il tema viene solo lambito, salvo scoprire alla fine che alcuni protagonisti, nel giro di pochi anni, sono morti a causa di quella malattia.

Ma ciò che avvince, di cui arriviamo a sentirci parte è il clima, che via via si viene a creare nel gruppo etero-geneo. Quel clima ha un nome, ed è SOLIDARIETA’. Un nome il cui senso ci sfugge se lo pensiamo e basta, ma che si comprende concretamente se lo vediamo agito nelle sue espressioni multiformi.

E così ci sentiamo trasportati a fare il tifo, a sperare, a crederci in quella lotta e nel valore di quei diritti, perché ne cogliamo il senso. Vorremmo essere quasi lì con loro.

Al di là di come la si pensi non si può picchiare a sangue qualcuno, per convincerlo a negare la propria identità sessuale, non si può incarcerare qualcuno, perché protesta per condizioni di lavoro più sicure e per un salario più giusto.

Certo il pizzico di realismo del passaggio in cui la madre, dopo aver chiuso il figlio in casa, per aver scoperto la sua omosessualità, gli fa notare che abbia scelto la strada più difficile, non guasta, ma rimanda a ciascuno di noi una domanda.

Esistono strade facili?

Se sì, allora noi non ne conosciamo.

 

Un gruppo di studenti e una professoressa della 2° L

 

* La canzone è tratta da una poesia del 1911, scritta per sostenere un gruppo di operaie di una fabbrica del Massachusetts. Nel 1974 è diventata la famosa canzone che sentiamo nel film e che veniva intonata durante gli scioperi dalle donne operaie, che chiedevano un salario migliore, ma anche condizioni di lavoro e di vita dignitose. Un celebre verso recita ’un’operaia deve avere il pane, ma deve avere anche le rose

Lascia un commento