Ultima modifica: 16 Febbraio 2016

Recensione film Youth

  • Recensione di: Film  
  • Titolo: Youth
  • Regista: Paolo Sorrentino – Sceneggiatore: Paolo Sorrentino
  • Lo consiglieresti?  
    Si
  • Una parola per definirlo: “artistico” tra virgolette
  • Trama/Soggetto: Due vecchi amici si ritrovano in un albergo di lusso svizzero e parlano e pensano
  • Commento:

Be’ eccezionali luci, colori, inquadrature, sature e contrastate… c’è di che bearsi gli occhi.
Volendo fermare i frames ne verrebbero fuori decine di foto che farebbero la gioia di molti fotografi.
A Sorrentino deve piacere tantissimo fare il regista, e pure a Bigazzi fare il direttore della fotografia.
E la sceneggiatura? Qui fa tutto da solo e…mm… non è male, tutto sommato…oltre che appagare enormemente la vista appaga anche la curiosità di vedere dove va a parare, di seguire le bizzarre imprevedibili didascaliche poetiche riflessioni del duo dei protagonisti.
Ma comunque è ancora in pista il tema di “La grande bellezza”, che era, mi pare, ed è, la giovinezza, l’amore, la bellezza della vita che si ha davanti da giovani e il passato, poi, come è stato.
Anche là c’era la sensazione del tempo che sfugge inutilmente, le possibilità e le realizzazioni, il passato e il presente….mmm…temi ricorrenti, nel cinema, e nella vita.
E Caine ha un po’ quasi la stessa espressione della fronte perplessa, distaccata, disillusa, apatica, ma anche tesa, di Servillo. Uomini, pare, si dice, con grandi qualità passate, alle loro spalle, ora non più impiegate, estrinsecate, ma nascoste, trattenute pigramente dentro di loro, dentro di noi (come ognuno di noi in fondo in fondo pensa di  essere, con qualità ben nascoste dentro sè).
Comunque…insomma… bisogna,  nella visione del film, un po’ lasciarsi andare, trasportare, o levitare, appunto, surrealmente, come il monaco, seguendo le riflessioni  dei due protagonisti, gli ambienti che attraversano, le luci, i colori. In fondo, facendo  levitare il monaco, Sorrentino dichiara apertamente che non vuole che lo spettatore si aspetti una sceneggiatura realistica ma un viaggio nelle immagini, colori, situazioni, dialoghi, sogni, ricordi.
Lo  spettatore non deve cercare una sceneggiatura filante perchè, sembra proprio, non a caso, voler dirci Sorrentino, quella via porta fuori strada il coprotagonista (peccato però che anche qui, banalmente, ci debba scappare il morto, il millemiliardesimo della storia del cinema), mentre il più apatico Caine rimane nel suo personale nirvana, con le “canzoni” , appunto “semplici”, e trova il coraggio di andare a visitare la moglie e di dirigere l’orchestra con alla fine una musica inebriante e stordente che riempie lo schermo e la vita con l’arte (semplice) e la bellezza.
In fondo la bellezza, la semplicità, ci vuole suggerire, credo, Sorrentino, sono l’unica cosa  che  può inebriare la vita e farci dimenticare la mancanza di senso ultimo, razionale…. però… però…però… se gli potessi  fare una domanda gli chiederei se avrà in futuro il coraggio di ambientare il prossimo film in una grigia periferia, o meglio ancora su un barcone di profughi, confrontandosi con il materialismo della vita, e il protagonista, chiaramente, dovrebbe essere almeno un operaio o un impiegato, chiaramente senza alcun passato e presente di qualità nascoste o palesi…. ma magari magari un filino più allegro e spensierato di questi due.
Sono poi proprio curioso di vedere se anche nel prossimo  film ci sarà un altro spettrale, spaventoso, quasi horror, impietrito viso di donna anziana, la “Santa” ne “La grande bellezza” e qui la moglie del protagonista, che, comunque li si voglia prendere, questi visi, per me sono affascinanti ed emozionanti.
Un’ultimo dubbio tanto per dare al film la giusta collocazione di prodotto, si artistico, ma anche di consumo e di incassi: l’imperiale retro di Madalina Ghenea che campeggia sulla locandina per che percentuale di incassi sarà stato determinante? 20% 30% ? Ovviamente non si può sapere…. Un applauso e una pacca sulla spalla quindi appunto a Sorrentino per la fondamentale frase che fa dire a Jane Fonda “La vita va avanti, anche senza quella stronzata del cinema !”  E quindi, anche ripensando alla locandina, accogliamo ben volentieri questo invito a non prendere troppo sul serio il suo film, o il cinema, o, in generale, l’ “Arte”. Al prossimo film! Da vedere di sicuro!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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