Ultima modifica: 29 Aprile 2016
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Recensione film “Fuocoammare”

 

“Fuocoammare” è un film-documentario diretto da Gianfranco Rosi. Girato nel 2016, ha vinto nello stesso anno l’Orso d’oro per il miglior film al Festival di Berlino. È ambientato a Lampedusa ed ha due personaggi principali; il primo è uno dei pochi medici che si occupano dei migranti che raggiungono l’isola, Pietro Bartolo, ed il secondo è un bambino di circa dodici anni, Samuele. Attraverso le storie di questi personaggi, il regista racconta la tragedia delle migrazioni. Samuele è un ragazzino che va a scuola, ama giocare con la fionda che si è lui stesso fabbricato per cacciare gli uccellini con il suo amico Matias e, seppur isolano, non ama il mare. Preferisce giocare sulla terraferma, anche se tutti parlano di mare e tutti lo spronano a “farsi lo stomaco” per passare il tempo in barca, su quel mare macchiato di migliaia di morti. Non è presente una trama vera e propria, a mio parere, perché il film si sviluppa tramite l’alternarsi di scene quotidiane del bambino e del medico e di scene molto forti in cui si percepisce la realtà che vivono i migranti. Questa alternanza fa capire che dietro alla nostra quotidianità, mentre noi siamo a scuola, ci sono migliaia di persone che soffrono. Questo film è ricco di metafore che fanno riflettere. Ad esempio; l’occhio pigro di Samuele. Rappresenta come l’Europa sia “pigra” nei confronti di un problema così grande e serio. Samuele è in un’età delicata: l’adolescenza, una zona di confine, proprio come la sua isola, Lampedusa. La scelta del silenzio nelle scene più tragiche mi sembra azzeccata e toccante, lascia parlare i fatti a cui non serve nessuna spiegazione. Le grandi differenze fra quel che succede “a terra” e quello che succede “in mare” sono il punto chiave del film, perché rappresentano l’abisso fra noi e i migranti. I due mondi non si sfiorano. Mentre alla radio vengono annunciate le morti di migliaia di persone, le persone in casa che cucinano o rifanno i letti, continuano indisturbate, come se nulla fosse successo. Il titolo del film nasce dal titolo di una canzone popolare siciliana trasmesso dalla radio locale, il brano ricorda la tragedia di una nave italiana che fu bombardata e che prese fuoco. Nel film vi sono momenti molto toccanti come la canzone che ripercorre il travagliato Viaggio intonata dal ragazzo africano, la partitella a calcetto o piccoli dettagli come i sorrisi appena abbozzati in qualche foto segnaletica. Tuttavia, guardandolo, ho sentito la mancanza di una trama più corposa, che avrebbe potuto dare più vivacità al film e suscitare più interesse nel pubblico.

Michela Pisano 1^D

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